Deathconsciousness

•29 Marzo 2009 • Lascia un Commento

Dato che non ho ancora trovato il modo di presentare come si deve quello che per molti (me compreso) è il disco dell’anno vi lascio con l’intervista tratta da losthighways.it agli Have A Nice Life.

have_a_nice_life_-_inter01Definito dagli stessi Tim Macuga e Dan Barrett come “the most de pressing record in the history of music”, Deathconsciousness è un disco immenso e capace di dare forma e sostanza a tutti i sentimenti più reconditi dell’animo umano inquieto, caleidoscopio musicale di quelle strade che quasi mai vengono rischiarate dalla luce del sole. Con un art work monumentale (interamente a mano) e un libretto di 75 pagine creato da un professore universitario che commenta il forte simbolismo religioso intriso nelle liriche, si staglia come un gioiello fantasma, senza luogo e senza tempo. Deathconsciousness è un disco notturno. È introspezione, meditazione, esperienza di vite; è sentimento, angoscia, ansia, malinconia, tormento, rabbia, disperazione, rassegnazione. Consapevolezza. Morte. E’ un ritratto di anime fluttuanti. E’ l’essenza del dark.
LostHighways ha scelto comunque di percorrerle, non potendo restare estranei al lavoro impressionante di questi due ragazzi americani, per provare ad entrare ancora più a fondo nel loro cupo universo.

Com’è nato il progetto Have a Nice Life?
Tim: In breve, io e Dan condividiamo un simile desiderio di controllare le cose (sebbene non ci riusciamo sempre). Linguaggi, discussioni, discorsi sulla storia… Consciamente o no la band appaga i nostri rispettivi bisogni di dominare l’ansia.
Dan: Ci conoscemmo al college. Avevamo gusti molto simili e iniziammo suonando insieme pezzi acustici. Il progetto è proprio un’evoluzione negli anni di questo incontro.

Provenite da esperienze black metal, ma Deathconsciousness è un concept (riassuntivo dell’essenza della musica dark) definito da voi stessi “il lavoro più deprimente della storia della musica”. Nei testi si parla di morte, dello scorrere inesorabile del tempo, ma c’è anche tanto simbolismo religioso, potete spiegarmi da quali suggestioni musicali e letterarie nasce tutto ciò?
Tim: Abbiamo studiato entrambi storia perciò siamo sempre pieni di cose orribili su cui discutere. Personalmente i miei contributi musicali all’album sono fortemente influenzati da Swans, i lavori dei Cure dei primi anni ‘80 e Burzum.
Dan: Fondamentalmente, molte letture, molti ascolti dei Sister of Mercy. Have a Nice Life diventa ogni cosa di nostro interesse. Il nostro ultimo album era sulla morte, il nostro prossimo album sarà sui fantasmi. In America è difficile prescindere dal simbolismo religioso, è ovunque. È nel linguaggio che parla la gente e diviene il linguaggio dell’arte, che tu lo voglia o no. Abbiamo avuto alcune esperienze di vita difficile, e il disco e i nostri interessi sono espressione di ciò.

Considerata tale visione della vita, perchè il nome Have a nice Life?
Dan :Abbiamo senso dell’humor e abbiamo il desiderio di vivere le nostre vite nel modo che crediamo migliore, nonostante tutto.
Tim : è una seria sfida.

Noto una cura straordinaria nel costruire i suoni, le atmosfere e soprattutto le voci. Cosa significa aver lavorato per cinque anni a questo progetto?
Dan: Cinque anni vogliono dire che molte di queste canzoni sono partite dalla chitarra acustica… e, man mano che il tempo andava avanti, che sviluppavamo il nostro sound, che aggiungevamo più strumenti etc, diventavano qualcos’altro. Tutte le nostre canzoni si sono sviluppate attraverso lunghi periodi di tempo. Noi ci lavoriamo su, le mettiamo da parte e poi ci torniamo. I pezzi non finiscono come sono iniziati. È un modo caotico di lavorare, ma è proprio quello che funziona per noi. Nulla è mai pronto per noi. Cambiamo sempre tutto.

have_a_nice_life_-_inter02Deathconsciousness suona al di fuori di ogni moda, complice anche la produzione lo fi e home made. Cosa vuol dire autoprodursi un disco al giorno d’oggi, nell’era delle digitalizzazione?
Tim: Il mio approccio personale alla strumentazione è parte dell’espressione quanto la composizione vera e propria. Come la fotografia.
Dan: La band Have a nice life è inseparabile dal modo in cui noi facciamo musica e dall’approccio nei riguardi di tutto ciò che ha a che vedere con esso. Siamo una band punk rock. Facciamo tutto da soli o con le persone che vogliamo. Proviamo a mantenere tutto intimo, personale. In questo modo non abbiamo bisogno di trovare gente a cui piacciano le stesse cose che facciamo noi. Non vogliamo avere un ritorno economico. Facciamo soltanto quello che vogliamo e se c’è qualcosa di non popolare o fuori moda o noioso per molte persone, va bene per noi.

Voi stessi avete dichiarato che la vostra musica è troppo brutale per la pagina MySpace. Cosa pensate delle potenzialità dello streaming e di internet per la diffusione della musica?
Dan: Internet è il “luogo” in cui gestiamo la nostra etichetta, per la maggior parte. E’ uno strumento potente, e penso che la gente non lo usi abbastanza. Ci sono così tanti spazi per nuove cose eccitanti, ma io non credo che la gente sia ancora pienamente consapevole di questo. Canali come MySpace sono ok, ma ci dovrebbero essere più etichette. Realizzare dischi è così facile adesso. Molta gente ha bisogno di qualcuno che investa nella propria arte e nella sua distribuzione piuttosto che usare internet come una delega per i modi standard di fare affari.

Come mai il disco è disponibile soltanto dal sito della vostra etichetta?
Dan: Tutti i cd erano dipinti e messi insieme a mano, ed è stato un grandissimo lavoro portarli a termine. Ho impiegato tutto il mio tempo a confezionare i dischi invece di fare musica o sviluppare l’etichetta. Perciò Deathconsciousness è andato fuori stampa e noi l’abbiamo reso disponibile tramite il download a 5 dollari, che credo sia onesto. Se la gente vuole supportarci, può farlo. Altrimenti spero che la gente scarichi il disco e se lo goda. A mio parere offriamo abbastanza qualità nel download e il pubblico sarà entusiasta di comprarlo, se lo capisce. Se no, è fantastico lo stesso.

Il booklet di 80 pagine è stato realizzato da un professore universitario che ha studiato e commentato il simbolismo intriso nei vostri testi; anche la scelta de La Morte di Marat come copertina sembra simbolica. Puoi dirmi qualcosa riguardo l’art-work?
Tim: La scelta de La morte di Marat è avenuta abbastanza a ridosso della realizzazione. L’ho visto e immediatamente l’ho voluto come copertina. L’idea di far specchiare l’immagine è arrivata nel momento in cui abbiamo pensato di dividere l’album in due dischi; ho sperimentato con un simile immaginario in alcuni altri lavori e ho pensato che si adattasse bene. Il booklet è arrivato prima; volevamo qualcosa per aiutare il disco a spiccare e per dare alla gente disponibile a spendere forze e tempo nel disco un livello più profondo di comprensione e godimento. La confezione è veramente importante per noi. Il disco come cosa fisica è stato spazzato via dalla nascita degli mp3. Noi vogliamo dare qualcosa di speciale a coloro che collezionano cd e lp. Vogliamo che i nostri album abbiano un bell’ aspetto, per sentirli speciali.

dccoverCi saranno esibizioni live?
Dan: Ci stiamo lavorando. Siamo entrambi molto occupati fuori dalla band, ma è qualcosa che vogliamo veramente fare.

Cosa accadrà nel futuro degli Have a Nice Life?
Tim: Al momento siamo nel lento processo di decostruire tutto quello che conosciamo riguardo la composizione, la forma, il canone, la ripetizione e il tempo, musicalmente e al di là della musica.
Dan: Deathconsciousness sarà ristampato dalla tUMULt Records quest’anno, con alcune canzoni extra. Siamo anche in procinto di realizzare una piccola tiratura in vinile. Oltre questo stiamo lavorando a due nuovi dischi, intitolati The Devil e The Unnatural World, ma non so quando saranno ultimati. Ci prendemo molto tempo e siamo molto eccitati per il materiale che abbiamo adesso.

Momenti di Gloria: Gli Allegri Burloni del Wellington.

•16 Marzo 2009 • Lascia un Commento

Sempre più in crisi con la scrittura torno sui miei passi e cerco, per quanto possibile, di rispolverare alcuni deliranti momenti della mia vita passati.

Di seguito vi ripropongo il glorioso resoconto di un’”allegra” serata. E’ pur sempre la vigilia di San Patrizio…

Wooo-hooo! Un lunedì da incorniciare. Al Wellington ho assistito ad una delle serate più divertenti (e dunque più compromettenti) della mia vita! Ore di folle esistenza all’interno di un locale che è stato teatro di massime, insulti e porconi a go-go. Insomma, una serata “da veri uomini”! O quasi…

Inizio serata: Wellington semi-deserto; cosa piuttosto insolita vista l’assidua presenza di beoni nei giorni precedenti. Neanche il tempo di guardarsi intorno e cominciano a materializzarsi i primi clienti. Evidentemente nessuno, apparte me, resiste al richiamo di una Tennent’s in compagnia. Tutti, ragazzi e ragazze (più o meno giovani) ad assaporare il gusto della “bevanda ch25032008e trae dal primaveril malto il suo sapore”. I nostri non sono da meno e allora: cosa fare per cominciare bene la serata? Una media in compagnia, e cosa sennò? Naturalmente il sottoscritto per tutta la serata non ha preso niente tenendo fede ai suoi principi e alla sua fama di “hombre vertical”…Sono proprio uno stronzo, eh? Ma qualcuno lo doveva pur (non) fare. Altrimenti come cazzo vi sognavate un resoconto del genere?!

21:30 Secondo giro dibberra. Poco per volta i ragazzi cominciano ad avvicinarsi al meraviglioso mondo dell’ebbrezza tanto da indurre Teo a dichiarare:”Ma perchè Dio non ci ha creati sbronzi?“. Ah, una doverosa precisazione: il Boldo ha già ceduto. O meglio, la sua già contorta psiche ha raggiunto il punto di non ritorno. Da questo punto in poi scordatevi il Boldo di sempre. Quello dei discorsi di senso incompiuto, dei “cavoletti bruxelliani”, della “Radiomaria” e dei “Ma Pasquale Olcelli…” è finito per dar vita a…

Boldo2

Ancora più stordito, ancora più volgare ma soprattutto: più inconcludente ed insensato che mai!25032008(008) Tanto da aggiungere ai suoi credits la massima:”Ti amo come la mia follia!” Oltre a lui però, c’è un’altra persona che forse, colpita dall’aurea di S.Patrizio -visto che è ingegnere (in erba)- ha tirato fuori il meglio (peggio?) di se stesso: Pippo!

Anche lui, come Boldo, ha lasciato le sue vesti di ragazzo a modo (salvo rotti & scureggie) per trasformarsi nel più demente dei beoni. Sue sono le prime avvisaglie di degenero poi tramutatesi nel nuovissimo gioco da tavolo “Sgracchia nel Bicchiere”. Da non sottovalutare anche il Bigna che al terzo giro di Tennent’s (stavolta normale, non Super) chiese alla barista:”Una Bionda piccola…e sessualmente eccitata!”

Ma per nostra (s)fortuna le donne non ricopriranno un ruolo da comprimarie. Alcune di esse diventeranno bersaglio di insulti quali “Menatela di meno!” “Non ti si può vedere!” “Mi fai schifo!” e di fini apprezzamenti quali:”Bèla fiiiiiiiigliuola!”, “Appperò! Che gnocca!” e così via…

Ad un certo punto avviene l’imprevisto: Boldo e Fumo incrociano le due pulzelle a cui puntano da tempo ed iniziano una nuova serie di peripezie che lasceranno a bocca aperta il sottoscritto ma anche i diretti interessati. Naturalmente dopo che avranno smaltito la sbornia…

25032008(004)

Si propone una scommessa: una partita di calcetto per convincere le due ragazze ad uscire con noi. Il tutto attraverso un foglietto. Ma ormai Fumo, Pippo e Boldo non sono più in grado di scrivere e io sinceramente volevo godermi (da sobrio, lo ricordo) la scena. Non vorrò rovinare una situazione così divertente da passare per salvatore della situation, vi pare?

I ragazzi non riuscivano più a scrivere. Tanto da far comparire sui post-it -sottratti con abile colpo di mano al bancone (non è assolutamente vero)- alcuni geroglifici di difficile interpretazione. “Scrivo io, porco…(finisce con rima)!”, “Scrivo una biro”. Nessuno ci sta più capendo niente e l’alcool la fa da padrone sparando sulla croce rossa. La tenuta dei nostri non ha mai avuto una soglia molto elevata e, comunque, il Boldo non regge proprio un cazzo!

Ormai anche i freni inibitori sono saltati e Fumo -che a tratti sembrava essere il più sano- si auto-presenta alla sua bella rimediando dapprima la sua conoscenza ed in seguito un non precisato 2 di picche. Mistero non ancora svelato. (Malu, aspetta a tirare fuori la tua carta sullo schermo…).

Poco dopo, Boldo, preso da senso di colpa per qualcosa che non doveva dire [ha parlato?! E come ci è riuscito?!] esce disperato. Non farà più ritorno nel locale anche Fumo, che doveva assisterlo.

Nel locale, Pippo, dopo una rilassante pisciatina in un “ba25032008(005)gno all’aperto” -un vaso di terracotta, pare(foto a destra, contestatissima!)-rientra e comincia il suo personale tour de force di idiozie e sgracchiate concluse con un:”Se sappi della mia ubriacatura t’inculo!” (forse diretto a me…o a tutti i presenti, bah?!). Ah, dimenticavo. Stava ridendo per una cosa della quale non riesco ancora a capacitarmi.”Ahahah! Pisciano come nei film…” disse.

Finalmente, verso le 0.30 i ragazzi cominciano a rinsavire e notiamo con sorpresa che con Boldo e Fumo c’è una ragazza. Manuela, la quale impietosita decise di dare una mano ai due sventurati. Ma cos’è, più sei messo male e più successo hai con le donne?!

Brilli come non mai Berno, Bigna e Pippo, seguiti dal sottoscritto -imperterrito ad annotarsi ogni massima da loro proferita- prendiamo e scappiamo verso il Gipsy per mangiare. Durante il viaggio Pippo si rende conto che manca qualcosa. Il suo “telefonico”. Fortunatamente l’allarme è rientrato: quel coglionazzo l’aveva lasciato nel giubbotto. Accortosi poi della presenza del suo “telefonico” si lasciò andare ad un’attenta riflessione sulla sua vita:”Non amo molto vivere…ma…Teo, se mi porti a casa mi faresti un piacere…”. Arrivati, trascino Pippo -che ha viaggiato con un ombrello in culo, salcazzo!- nel locale e mi dice: “Ahahah! non vorresti vedermi ubriaco più spesso? Fatti anche tu un goccio!”

No Pippo, meglio di no. Queste serate sono da ricordare ed è a questo che servo…e devo appunto ricordare un’ultima tua cosa:

“Dio, le bestemmie che ho detto stasera non valgono!”-Pippo

25032008(009)

P.S: Boldo il giorno dopo:”Uff, ieri sono stato proprio male. Devo smetterla con le patatine!”

Non ho parole…

Qui Pro Quo.

•22 Febbraio 2009 • 2 Commenti

Ho sempre pensato che quelli che si fanno sentire di rado riescano sempre a suscitare su di loro un’attenzione particolare che i chiacchieroni non riescono a fare loro.
Il fatto è che ho sì, creato un blog, ma spesso me ne dimentico.
Infatti la cosa sorprendente è che ben 173 individui hanno scelto di perdere il loro tempo qui!
Allora è proprio vero che la gente non ha un cazzo da fare…

Sabato, giornata di calma apparente.

Come da copione termino una stressante settimana piena di novità che non hanno fatto altro che darmi preoccupazioni.
Non che il (fantastico) nuovo posto di lavoro non mi piaccia. Tutt’altro!
Il problema è che la mia elasticità mentale presenta spesso delle difficoltà ad accettare le novità. Insomma…è una parete di granito. Di conseguenza l’elasticità mentale appena chiamata in causa non ha avuto motivo di essere citata. D’oh!

Ma, tornando al sabato mattina…

Sveglia 8.35, qualche addominale, due flessioni, bagno, colazione.
Cazzo! Sono già stanco prima di cominciare.

Ore 9.00: porto (a piedi) i cani dal veterinario.

Ore 10.00: (sempre a piedi) riprendo i cani. Rientrato, mega spesa powa al supermercato. Yu-huuu! :|

Ore 11.00-13.00: altre commissioni. Se dovessi continuare a scrivere potrei non terminare mai questo articolo e cancellarlo. Il solo fatto di riscrivere ciò che ho fatto mi sta affaticando…

13.05: Meritato ripos…No! Qualcuno citofona.
Quel qualcuno è un tira-torte da citofono che per buon costume citerò solo con un nome fittizio: IL LEGNO.

Legno: “Ciao Ale, ma allora stasera si va a Montodine? Io ho sentito Teo.”
Io casco dal pero e rispondo: “Se ha detto così vorrà dire che ha sentito Zoe (il festeggiato che ha scelto il posto). Dunque sarà così…”

La torta continua. Tra decine di frasi ripetute più volte e numerosì squilli del citofono (con timer. Per continuare a parlare bisogna suonare nuovamente. Per la gioia delle mie orecchie…) finalmente termina.
Il riposino va a farsi fottere ed esausto mi presento a tavola dove mi tocca sorbirmi tutte le lamentele di scuola di mia sorella. Immaginate che bello.

Ore 15.00: Ormai vicino all’esaurimento esco di casa per andare a lavare quel porcile mobile che dovrebbe sembrare un’auto.
Due ore e non avevo ho terminato (tuttora) di ripulire gli interni. Fa in tempo a scrivere il suo epitaffio persino l’aspirapolvere. Pace all’anima sua. Bastardo! Proprio ora mi doveva abbandonare!

Ore 17.00: Uscita di un’oretta con gli amici.

Ore 18.00: Rientro. Necessito di una doccia calda. Ovviamente occupata da mia sorella.

Ore 19.30: Dopo un fulmineo lavaggio ecco il misfatto: NESSUNO AVEVA CAPITO UN CAZZO! Di seguito vi riporto il primo discorso.

Teo (già citato precedentemente): “Oh, Chiaz (Io) ma allora andiamo a Montodine?”
Io: “Cazzo ne so?! Ma non hai sentito Zoe?”
Teo: “No.”
Io: “E Montodine da dove cazzo salta fuori?!”
Teo: “Ma sei stato tu a dirmi che andavamo nel cremasco.”
Io: “Ti sbagli. Non ho mai detto niente di simile. Ti sarai confuso. E poi è Boldo (Azz…ho nominato il Legno!) che me l’ha detto!”
Teo: “Ma io sono sicuro che me l’hai detto tu!”
Io: “Ed io sono sicuro del contrario!” 

Iniziamo tutti a guardarci con facce stupite. Intanto uno decide di starsene a casa.

Lo raggiungiamo e gli chiediamo di scendere.

Fumo (Il raggiunto): “Oh ma io a Montodine non ci vengo, Porco (di tre lettere)!”
Teo: “Ma alla fine non si va a Montodine!”
Fumo: “Ormai il danno è fatto. Stavo mangiando! Ma Chiaz, mica è stato Zoe a dirti che andavamo là?”
Io: “Ma me l’ha detto Boldo!”
Boldo (Legno): “Ma me l’ha detto Teo!”
Teo: “Ma me l’ha detto Chiaz!”
Io: “Ma io non ti ho detto un cazzo!!!”

E così via.

In conclusione:
Ci presentiamo al ritrovo e cominciamo un tragitto infinito. E da Montodine ci siamo passati…per andare in un posto ancora più lontano. Inoltre durante il tragitto si sente sibilare una frase: “Chiaz, Montodine me lo sono inventato di sana pianta…”

“Cristo, che cazzo di casino!” – Burn After Reading

Spazi Vuoti

•28 Gennaio 2009 • 5 Commenti

E’ inutile dirlo ma…il mio germe creativo è giunto ad un punto morto.
Le idee si accavallano tra loro creando uno stato di confusione che mi fa esplodere la testa. Eppure ci sono, incasinate, ma ci sono.
Per rendere l’idea, riuscire a liberare questo flusso di pensieri, cose da fare, da dire e quant’altro equivale a sbrogliare una matassa lunga km e km piena di nodi. Anche doppi!

Ora mi chiedo semplicemente: che cazzo ho fatto di male per meritarmi una mente così contorta?macaulay-culkin

Dannazione, Scrivi!

•4 Gennaio 2009 • 5 Commenti

L’imput è partito. Dal cervello è arrivato l’ordine di scrivere qualcosa di poco chiaro che non ha né capo né coda.
Un’ordine fine a se stesso, solo per il gusto di riaprire questa pagina internet e trovarci scritto qualcosa di nuovo.
Un’ordine che può non aver senso se non quello di scrollarsi di dosso la ruggine degli ultimi mesi.

Un’ordine che finalmente mi farà dire: “Ho scritto qualcosa!”

Ed era ora.

Hello World!

•26 Dicembre 2008 • 7 Commenti

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